PIÙ VITALITÀ DOPO I 55 ANNI? LA SCIENZA PUNTA SU UN TIPO DI ALLENAMENTO
Non conta soltanto quanti anni viviamo, ma come il nostro organismo affronta il passare del tempo. Un nuovo studio scientifico ha indagato il rapporto tra una specifica modalità di esercizio, praticata per decenni, e la capacità di preservare importanti risorse fisiologiche con l'avanzare dell'età.
Due persone della stessa età anagrafica possono presentare condizioni fisiche e capacità funzionali profondamente diverse. C'è chi, superati i 60 anni, conserva una buona efficienza fisiologica e chi, pur non presentando particolari malattie, manifesta una minore capacità di adattamento alle sollecitazioni quotidiane.
Perché accade? E quanto possono incidere le nostre abitudini di allenamento?
Una parte della risposta potrebbe risiedere nella cosiddetta capacità di vitalità (Vitality Capacity), un concetto emergente nella ricerca sull'invecchiamento che descrive le risorse fisiologiche a disposizione dell'organismo per mantenere il proprio equilibrio e rispondere efficacemente agli stress.
Un recente studio ha esplorato proprio il rapporto tra questa capacità e l'esercizio aerobico praticato regolarmente nel corso della vita.
La longevità non dipende soltanto dall'assenza di malattie
Quando parliamo di invecchiamento sano, tendiamo spesso a concentrarci sulla prevenzione delle patologie. Ma vivere a lungo e in salute significa anche conservare quelle risorse che permettono al nostro organismo di funzionare efficacemente e adattarsi ai cambiamenti.
In questo contesto assume particolare importanza il concetto di capacità intrinseca, promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che comprende l'insieme delle capacità fisiche e mentali di un individuo.
La capacità di vitalità rappresenta una dimensione di questa visione e coinvolge diversi sistemi fisiologici:
La regolazione immunitaria e la risposta agli stress.
L'efficienza energetica e metabolica.
La funzionalità neuromuscolare.
Preservare queste risorse significa, potenzialmente, affrontare l'avanzare dell'età con una maggiore capacità di adattamento, contribuendo a mantenere autonomia e funzionalità.

Trent'anni di allenamento aerobico possono fare la differenza?
Per approfondire questa relazione, un gruppo di ricercatori ha analizzato adulti sani con un'età media di circa 64 anni, suddivisi in due gruppi.
Il primo comprendeva persone che praticavano esercizio aerobico regolarmente da almeno 30 anni, con una frequenza minima di tre volte alla settimana e un volume settimanale di almeno 150 minuti di attività moderata, oppure 75 minuti di attività vigorosa.
Parliamo quindi di attività caratterizzate da un impegno prevalentemente aerobico, come camminata sostenuta, corsa, ciclismo o nuoto, praticate con continuità nel tempo.
Il secondo gruppo era composto da persone che non praticavano regolarmente esercizio fisico e conducevano uno stile di vita prevalentemente inattivo.
Attraverso 12 indicatori fisiologici, comprendenti parametri cardiovascolari, metabolici, immunitari, respiratori e muscolari, i ricercatori hanno costruito un punteggio complessivo di capacità di vitalità.
Il risultato? Le persone che praticavano allenamento aerobico da decenni presentavano, mediamente, una capacità di vitalità superiore rispetto ai coetanei inattivi.
Un dato interessante, che suggerisce come la continuità dell'esercizio aerobico possa essere associata al mantenimento di alcune importanti riserve fisiologiche anche dopo i 55 anni.
Il cuore racconta una parte importante della nostra vitalità
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la variabilità della frequenza cardiaca, conosciuta come Heart Rate Variability (HRV).
Questo parametro misura le piccole variazioni temporali tra un battito cardiaco e il successivo e fornisce informazioni sulla regolazione del sistema nervoso autonomo, coinvolto nella capacità dell'organismo di adattarsi alle diverse condizioni fisiologiche.
L'allenamento aerobico rappresenta uno stimolo importante per il sistema cardiovascolare e può favorire adattamenti nella regolazione autonomica cardiaca.
Nello studio, le persone abituate a praticare esercizio aerobico presentavano valori medi di HRV sensibilmente superiori rispetto al gruppo inattivo:
49,9 millisecondi nei soggetti allenati.
27,2 millisecondi nei soggetti inattivi.
Anche la saturazione periferica di ossigeno misurata a riposo risultava mediamente superiore nel gruppo aerobicamente allenato: 96,8% contro 94,8%.
Questi risultati non significano che valori più elevati siano sempre sinonimo di maggiore salute. La HRV dipende da numerosi fattori, tra cui età, condizioni fisiologiche e modalità di misurazione, mentre la saturazione di ossigeno deve essere interpretata nel proprio contesto clinico.
Tuttavia, le differenze osservate suggeriscono un'associazione tra una lunga storia di esercizio aerobico e alcuni indicatori della regolazione fisiologica dell'organismo.
È interessante sottolineare che non sono emerse differenze altrettanto evidenti in tutti gli altri parametri analizzati, come la forza muscolare, la funzione polmonare e alcuni marcatori infiammatori.
Questo ci ricorda che ogni modalità di allenamento produce adattamenti specifici e che i benefici dell'esercizio aerobico non devono essere automaticamente estesi a tutte le componenti della funzionalità fisica.
Il vero valore dell'allenamento aerobico è la continuità
Lo studio presenta alcuni limiti importanti, non possiamo quindi concludere che trent'anni di allenamento aerobico abbiano causato direttamente una maggiore capacità di vitalità, né stabilire quale sia la quantità ottimale di esercizio per preservarla.
Ma il messaggio che emerge si inserisce in un quadro scientifico più ampio e consolidato: l'esercizio aerobico regolare rappresenta una componente fondamentale delle strategie per favorire un invecchiamento sano e funzionale.
La sua importanza non riguarda soltanto il miglioramento della capacità cardiorespiratoria nel presente, ma anche il mantenimento nel tempo di adattamenti cardiovascolari e metabolici che contribuiscono alla salute dell'organismo.
E soprattutto, non è necessario essere atleti o dedicare molte ore ogni giorno all'allenamento per ottenere benefici significativi.
Le raccomandazioni internazionali suggeriscono agli adulti almeno 150–300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, oppure 75–150 minuti di attività vigorosa.
Questi volumi possono essere raggiunti attraverso attività accessibili come camminare a passo sostenuto, pedalare, nuotare o correre, adattando intensità e durata alle proprie condizioni e capacità.
Naturalmente, chi non ha praticato esercizio aerobico per molti anni non deve considerare perduta la propria opportunità: numerose evidenze dimostrano che iniziare a svolgere attività aerobica anche in età avanzata può produrre importanti benefici per la salute cardiovascolare e la capacità funzionale.
La prospettiva BeLONGEVITY: allenare il sistema aerobico per vivere meglio
La vera sfida non è allenarsi intensamente per qualche settimana, ma costruire abitudini di movimento efficaci, sostenibili e durature.
Perché la longevità non si costruisce improvvisamente a 60 o 70 anni. È il risultato delle scelte che ripetiamo nel tempo.
E dedicare spazio all'allenamento aerobico, all'interno di un programma completo, può rappresentare un investimento sulla qualità degli anni che verranno.
BeLONGEVITY nasce per aiutare concretamente tutti a conoscere ed applicare queste straordinarie informazioni della scienza.
Bautmans I et Al. WHO Working Group on Vitality Capacity. WHO working definition of vitality capacity for healthy longevity monitoring. Lancet Healthy Longev, 2022, DOI: 10.1016/S2666-7568(22)00200-8
Mercier J et Al. Vitality capacity association with lifelong aerobic physical activity in older adults. GeroScience, 2026, DOI: 10.1007/s11357-026-02504-4





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